Algoritmi al servizio della sicurezza: come il D.Lgs. 160/2026 regola l’Intelligenza Artificiale nelle Forze dell’Ordine

In un delicato equilibrio tra innovazione tecnologica e tutela delle libertà fondamentali, l’Italia ha definito le regole per l’impiego dell’Intelligenza Artificiale da parte delle forze di polizia con il recente Decreto Legislativo n. 160/2026, emanato in conformità con l’AI Act europeo e la legge quadro nazionale. Il provvedimento perimetra con rigore l’uso dei sistemi ad alto rischio, vietando in linea generale l’identificazione biometrica e il riconoscimento facciale in tempo reale negli spazi pubblici, a meno di una previa autorizzazione motivata dell’Autorità Giudiziaria circoscritta a emergenze di sicurezza nazionale, contrasto al terrorismo o ricerca di vittime di gravi reati. Fondato sul principio cardine del controllo umano obbligatorio (human-in-the-loop), che impedisce a qualsiasi algoritmo di adottare autonomamente provvedimenti limitativi della libertà personale, il decreto vieta categoricamente la raccolta massiva di immagini dalla rete e introduce stringenti obblighi di trasparenza, tracciabilità e certificazione per tutti i software in uso. A garanzia dell’intero sistema, la norma punisce severamente la mancata adozione delle cautele e della supervisione necessarie sui sistemi ad alto rischio con il nuovo articolo 437-bis del codice penale, tracciando così un confine netto tra la moderna investigazione ad alta tecnologia e la salvaguardia dei diritti costituzionali dei cittadini.

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