Kim So-young: troppo bella per la prigione

Per settimane l’opinione pubblica sudcoreana ha guardato il volto di Kim So-young oscillando tra l’incredulità e l’orrore. Vent’anni, l’aspetto innocente della classica ragazza della porta accanto, Kim è oggi la protagonista di uno dei casi di cronaca nera più inquietanti della Corea del Sud recente: la serie di omicidi e avvelenamenti seriali consumati all’interno dei motel del distretto di Gangbuk, a Seul. Una vicenda torbida che unisce l’uso distorto dell’intelligenza artificiale, perversioni del web e una totale assenza di empatia.
 

tra la fine del 2025 e i primi mesi del 2026, la giovane ha agganciato diversi coetanei, attirandoli in contesti di appuntamento privato. Il modus operandi era identico e spietato:

  • Kim offriva alle vittime bevande apparentemente innocue, spacciate per rimedi contro i postumi dell’alcol.
  • Il cocktail letale: All’interno dei drink mescolava massicce dosi di benzodiazepine, farmaci psicotropi ottenuti fingendo di soffrire di disturbo da stress post-traumatico (PTSD).
  • Il tragico bilancio: Al momento dell’arresto a febbraio, la scia contava due morti accertati e diversi feriti gravi. Successive indagini forensi hanno ricollegato a Kim altre tre vittime sopravvissute per miracolo, portando alla luce un totale di almeno sei aggressioni.

Ciò che ha reso il caso un unicum nel panorama giudiziario coreano è l’analisi forense dello smartphone dell’imputata. La polizia ha estratto cronologie di conversazione in cui Kim interrogava un chatbot di intelligenza artificiale (ChatGPT) per pianificare i delitti.
La ragazza ha chiesto esplicitamente al software quali fossero gli effetti del mix tra sonniferi e alcol e, soprattutto, quali fossero le dosi letali. Queste prove digitali hanno smantellato la difesa della ventenne, configurando la piena premeditazione.

Sottoposta a perizia psichiatrica, Kim So-young ha registrato un punteggio di 25 su 40 nella scala Hare, la soglia che identifica ufficialmente i tratti psicopatici in Corea del Sud. Gli esperti le hanno diagnosticato un disturbo antisociale di personalità combinato, paradossalmente, a un quoziente intellettivo nella fascia medio-bassa (stimato tra 70 e 80).
L’efferatezza è testimoniata anche dai comportamenti post-delitto: dopo aver avvelenato la sua seconda vittima, Kim ha utilizzato la carta di credito dell’uomo agonizzante per ordinare 22 porzioni di pollo fritto nel motel, per poi andarsene e inviargli un messaggio di testo con scritto: “Grazie per i soldi del taxi”.
La vicenda ha preso una piega ancora più grottesca sui social network. Subito dopo la diffusione delle foto segnaletiche da parte della Procura di Seul Nord, il presunto account Instagram di Kim ha subito un’esplosione di follower. Migliaia di utenti hanno iniziato a commentare e seguire il profilo attirati dall’aspetto estetico della ragazza, scatenando un duro dibattito nazionale sui fenomeni di ibristofilia (l’attrazione per i criminali) radicati nel web.
Il processo, iniziato ad aprile 2026 presso la Corte del Distretto Nord di Seul, sta registrando fortissime tensioni. I familiari delle vittime, supportati da decine di petizioni pubbliche, hanno chiesto a gran voce la pena di morte.
Nelle ultime settimane, Kim So-young ha inviato diverse lettere scritte a mano alla Corte e ai media nel tentativo di chiedere clemenza. Nelle missive l’imputata ha provato a giustificare i farmaci parlando di “autodifesa da presunte aggressioni” e ha lamentato il fatto che la diffusione della sua identità abbia “frantumato i suoi sogni nel cassetto” di gestire un’attività con la madre. Ha inoltre definito “irrealistici” e troppo gravosi i risarcimenti economici richiesti dalle parti civili.
Le udienze proseguono in un clima di totale rigetto da parte dell’opinione pubblica, che vede in lei il simbolo di una crudeltà distaccata e iper-tecnologica.

 

Similar Posts